| Premessa |
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Per usare uno strumento, qualunque tipo di strumento, musicale e no, è bene conoscerlo; sapere cioè come è fatto e come funziona. La civiltà industriale tende a opporsi a questa conoscenza, per pubblicizzare bisogni falsi e false soluzioni a bisogni reali. L'espropriazione della cultura passa attraverso la delega all'esperto di tutto ciò che viene usato quotidianamente senza conoscenza, con distacco, e si conclude addirittura con la consegna del proprio corpo e della propria mente agli esperti medici: la rinuncia finale alla conoscenza delle proprie inimitabili possibilità. Oggi occorre rivitalizzare, approfondire, allargare, ciò che in ogni campo agisce contro questo stato di cose: nell'arte ciò che favorisce la consapevolezza del mondo che ci circonda, quelle opere cioè che ci mostrano l'anima di cose che ogni giorno incontriamo distrattamente; in politica ogni esperimento di partecipazione personale, di democrazia diretta, contro la legge della delega che impera ovunque nelle democrazie rappresentative; nella creazione di beni il modo di produzione artigianale, che favorisce la conoscenza del prodotto e del processo di costruzione, opponendosi all'industria che promuove l'ignoranza e favorisce con l'imposizione pubblicitaria il consumo acritico dei suoi prodotti; nella cultura, infine, quelle opere che invitano all'esperienza personale, che approfondiscono o facilitano la conoscenza di noi stessi, degli altri, di quel mondo di luci, di suoni, di cose vive, di persone, che ci circonda e in cui ci muoviamo spesso come fantasmi ciechi, con la paura di toccare, di guardare, di sapere, di essere ciò che siamo con serena consapevolezza. In questa prospettiva quanto segue vuole essere un contributo alla diffusione di un modo di porsi più consapevole e più attento nei confronti della musica e degli strumenti usati per crearla. Perchè comprare una chitarra di fabbrica spesso significa farsi convincere da un cortese commesso sulla superiorità delle decorazioni o sulla perfezione delle rifiniture. Perchè l'industria, o almeno una certa industria, ha bisogno della ignoranza di chi compra, come l'artigiano ha bisogno della sua competenza. La mia prima chitarra fu una MEAZZI acustica (Meazzi Star Extra), sei corde con la cassa "bombata", ricevuta nel Natale 1969 dai miei genitori. Da allora, seppur con alti e bassi, come in tutte le cose della vita, la chitarra è sempre stata al mio fianco. Non "quella" chitarra, la MEAZZI, ma la presenza di una chitarra nella mia vita, nel mio quotidiano. Una sorta di "innamoramento" a prima vista che mi portò ad abbassare il mio rendimento scolastico, a chiudermi nella mia stanza per allenarmi copiando le posizioni delle dita dai fogliettini che mi passava un mio compagno di scuola "più bravo di me" con lo strumento, a massacrare i miei polpastrelli e le corde con la mia "tecnica rivoluzionaria" che avrebbe dovuto, secondo me, più che dimezzare i normali tempi di apprendimento. Certo, usavo le mie nozioni musicali per farmi bello con le ragazzine e per tenere testa ai chitarristi rivali. A quel tempo, se fosse esistito un buon libro o tutte le possibilità tecniche e i metodi di apprendimento di oggi, mi sarei risparmiato chissà quanto tempo e fastidi. In ogni caso la passione era così grande che niente avrebbe potuto fermarmi, come infatti niente mi fermò. Col passar del tempo, incontrai un numero sempre maggiore di ragazzi appassionati di chitarra con cui scambiare accordi e trucchetti. Ho vissuto una esperienza con una band (Papa November) dove ero l'autore dei brani. La musica, ancora oggi, è presente nella mia vita. Tuttavia, dopo tutti questi anni, sono orgoglioso di dire a me stesso e agli altri che "sto ancora imparando".
La nostra pratica può essere vantaggiosamente divisa in quattro grandi sezioni:
Abbandonate i giudizi personali e divertitevi. Se voi vi divertirete anche il vostro pubblico si divertirà, perchè esso "sentirà" il vostro divertimento. Se ancora non siete convinti di questo, credetemi sulla parola. Imparate a fidarvi dell'inesprimibile benevolenza dell'impulso creativo. Ricordate sempre che i musicisti si occupano di musica: i musicisti professionisti si occupano di affari. Se il vostro scopo è di essere un musicista, allora probabilmente è meglio che non diventiate musicisti professionisti. Se il nostro fine è di servire la musica, allora questo fa parte del prezzo che dobbiamo pagare per tale privilegio. Alla Musica e alla Chitarra sarete grati, come lo sono io, al suo fascino, alla sua eleganza e alla sua capacità di regalare atmosfere e sensazioni in grado di sfidare il tempo, legando alla sua voce e alla sua forma quei frammenti di vita che altrimenti andrebbero persi fra i nostri mille impegni, la nostra fretta, la turbolenza che pervade la nostra quotidianità. Buona Musica ! |